L'ACCORDO SUL CAPITALE DI BASILEA 2
(18/04/2003) Salvatore Basile - Cortellazzo & Soatto Divisione Consulenza Aziendale (Articolo estratto da "C&S informa n.2 -2003") L’entrata in vigore del Nuovo Accordo di Basilea, prevista per il 2006, avrà una serie di conseguenze di notevole rilevanza sia sulle grandi che sulle piccole e medie aziende operanti nella nostra area in quanto implicherà la rivisitazione del rapporto banca-impresa sia in un’ottica di maggiore trasparenza informativa che di costo dell’indebitamento. Senza entrare nei dettagli, è opportuno, preliminarmente, evidenziare che tale accordo regolamenterà le metodologie di quantificazione del “capitale proprio” di cui ogni banca dovrà disporre al fine di garantire un’adeguata copertura della propria esposizione creditizia verso la clientela. Il rapporto fra “capitale proprio” ed esposizione verso la clientela, attualmente obbligatoriamente non inferiore all’8%, non sarà modificato; saranno invece modificate le modalità di calcolo del denominatore del rapporto, e quindi implicitamente il contenuto informativo del rapporto stesso, in quanto la determinazione del denominatore avverrà non più sulla base dell’applicazione al credito concesso di parametri standard di ponderazione del rischio predeterminati sulla base della tipologia del soggetto prenditore, ma sulla base della sommatoria delle esposizioni creditizie verso la clientela ciascuna ponderata per il rischio specifico alla stessa associabile. In altre parole, mentre oggi ad ogni soggetto prenditore viene applicato un coefficiente di ponderazione legato al rischio generico associabile alla categoria di appartenenza, in futuro ad ogni soggetto prenditore sarà associato un coefficiente di ponderazione legato al rischio specifico allo stesso attribuibile, coefficiente quindi, di volta in volta, diverso. Di fatto, in futuro, le banche svilupperanno strategie di allocazione del portafoglio di tipo qualitativo, sempre più indipendenti dalle eventuali garanzie reali o personali rilasciate dai soci o da terzi a fronte dell’affidamento. Avranno, infatti, sempre maggiore interesse a concedere credito a soggetti che presentano coefficienti di rischiosità bassi in modo tale da poter erogare più credito a parità di “capitale proprio” e conseguentemente ottenere un maggior ritorno in termini di redditività del capitale investito; viceversa, non avranno interesse a concedere credito a soggetti molto rischiosi in quanto potranno erogare meno credito, a parità di “capitale proprio”, con conseguente minore redditività del capitale investito. Inevitabilmente, vi saranno anche conseguenze in termini di costo dell’indebitamento dal momento che lo stesso, a parità di importo concesso, sarà proporzionale alla rischiosità dell’iniziativa imprenditoriale finanziata. Nella sostanza, si configurerà uno scenario caratterizzato dalla convergenza degli interessi di banche ed imprese: da un lato, le banche avranno interesse a concedere credito a basso rischio così da poter contenere il “capitale proprio” detenuto a scopo di garanzia; dall’altro, le imprese avranno interesse a dimostrare rischiosità basse così da poter godere di un più facile accesso al credito e contenere il costo dell’indebitamento. Fatte queste doverose premesse, è naturale domandarsi come le piccole e medie aziende possano prepararsi ad affrontare il nuovo scenario delineato tenuto conto del fatto che difficilmente potranno ricorrere a giudizi esterni di attribuzione del rating (Moody’s, Standard & Poor’s, Fitch ecc.) in quanto il costo per l’ottenimento dei medesimi è, oggi, assai rilevante e sicuramente non giustificato dal beneficio ottenibile da un giudizio positivo cui sia correlabile, da subito, un eventuale minor costo dell’indebitamento. Parimenti, è necessario sottolineare come eventuali modifiche nel rapporto di indebitamento o in altri indici di bilancio, che inevitabilmente saranno richieste per ottenere un giudizio di rating positivo, richiedano uno sforzo programmato che si sviluppi nel tempo ed i cui effetti si manifesteranno solo nel lungo periodo. Da alcuni convegni sul tema e dai colloqui intercorsi con alcuni operatori del mondo bancario è emerso che le aziende che, all’entrata in vigore del Nuovo Accordo di Basilea, vorranno godere di un’ottimale capacità di accesso al credito e del minor costo dell’indebitamento possibile, dovrebbero, da subito, porre in essere le seguenti iniziative: - il monitoraggio dei rischi aziendali esistenti e l’analisi della loro dinamica sia storica che prospettica (es. rischio paese, rischio mercato, rischio prodotto, rischi di cambio, rischi di tasso, rischio di credito, rischi operativi, rischi ambientali, rischi tecnologici, rischi amministrativi, fiscali e penali ecc.); - l’individuazione degli strumenti, assicurativi e/o finanziari, idonei ad eliminare o ridurre i rischi individuati; - l’attuazione di una politica di contenimento e controllo del rischio aziendale mediante l’utilizzo ragionato degli strumenti individuati; - l’adozione di un sistema di controllo interno; - l’adozione di una politica di lungo periodo volta alla pianificazione ed al controllo dei risultati economici, finanziari e patrimoniali attesi ed all’analisi degli scostamenti (business planning periodico); - la condivisione dei risultati delle suddette attività con il partner bancario di riferimento. Per concludere, è necessario sottolineare che, oltrechè al fine di migliorare la fiducia di cui gode l’azienda agli occhi del sistema bancario ed ottenere dei tassi di interesse più profittevoli, le suddette attività, se svolte con carattere di continuità, generano sicuri benefici a livello organizzativo e, in un’ottica di creazione del valore, consentono la stima di premi per il rischio minimali con conseguente maggior valore attribuibile all’intero complesso aziendale a parità di risultati economico-finanziari attesi. ![]() |
Lo Studio L'Attività La struttura Network Professionisti Dove siamo News Links Intranet Contattaci Convegni Corsi Opportunitą di lavoro Scarica brochure [English]
|