IL SISTEMA DI CONTROLLO DIREZIONALE
(24/03/2003) Susanna Galesso - Cortellazzo & Soatto Divisione Consulenza Aziendale (Articolo estratto da "C&S informa n.1 -2003") Il Sistema di controllo direzionale verso nuove misurazioni delle performance aziendali: EVA - un indicatore per misurare la creazione di valore dell'impresa. L’azienda si trova oggi ad operare in un contesto competitivo turbolento ed in rapido cambiamento in cui si richiedono risposte nuove, estremamente rapide e mirate a sostenere continuamente il vantaggio competitivo acquisito. In tale prospettiva la richiesta di informazioni da parte del vertice aziendale e delle direzioni funzionali è sempre più orientata alla misurazione di nuovi indicatori della performance aziendale che aiutino a supportare efficacemente il processo decisionale e a guidare l’azienda verso i propri obiettivi strategici, avendo come fine ultimo l’incremento del valore creato per l’azionista. In tale contesto evolutivo il sistema di controllo direzionale dell’azienda dovrebbe essere ripensato per affiancare agli indicatori di controllo tradizionali, orientati prevalentemente alla produzione di informazioni contabili tipiche del controllo economico budgetario, informazioni specifiche del business dell’azienda che consentano di focalizzarsi maggiormente sulle performance aziendali a valenza strategica. I sistemi di controllo dovrebbero, quindi, essere ripensati tenendo conto che: - è sempre più sentita l’esigenza di dare maggior enfasi ai fattori critici per la creazione di valore in azienda attivando una serie di indicatori di misurazione da affiancare alle tradizionali misure monetarie di tipo contabile; - la strategia aziendale, per essere realizzata, deve essere calata e riflessa nei criteri di valutazione delle performance con le quali il management si confronta quotidianamente; - la misurazione delle performance, per risultare efficace, deve strettamente essere correlata con il sistema retributivo di incentivazione così da trasmettere una forte motivazione al management per il raggiungimento degli obiettivi assegnati. Si tratta quindi di delineare un modello di indicatori in grado di misurare il valore creato dall’azienda nel tempo. A tal fine, un efficace driver di sintesi, utilizzabile per calcolare il valore generato o distrutto da un’azienda nel corso di un determinato esercizio, è l’EVA – Economic Value Added. L’obiettivo principale, in questa sede, non è di fornire un’analisi completa sulle modalità di calcolo dell’EVA, che richiederebbe una trattazione specifica ben più ampia ed articolata sulle logiche di calcolo di ciascun elemento, ma di fornire alcuni spunti di riflessione sulla valenza strategica di tale indicatore. L’EVA misura il valore creato o distrutto, ossia ciò che rimane dopo aver sottratto al reddito di gestione (reddito operativo) la remunerazione di tutto il capitale che finanzia l’attivo patrimoniale netto, ossia i debiti e i mezzi propri. In sostanza, l’azienda genera valore solo se il rendimento del capitale investito è maggiore al suo costo. Tale indicatore consente agli azionisti di valutare, attraverso l’analisi del ritorno sul proprio investimento ed in relazione alla rischiosità dello specifico business, se il management stia guidando l’azienda verso una creazione di ricchezza desiderata. Il concetto di creazione di valore per gli azionisti ha assunto un ruolo centrale nella gestione quotidiana delle imprese. Ciò che conta, infatti, è attrarre e trattenere il capitale di rischio investito in azienda, garantendo un livello di remunerazione adeguato al livello di rischio sopportato. Per far ciò, le aziende possono utilizzare l’EVA come strumento di incentivazione dei manager, in quanto strettamente legato alla variazione di ricchezza degli azionisti. Quest’ultima può essere misurata come differenza di rendimento tra l’investimento in azienda e un qualsiasi investimento alternativo che abbia medesime caratteristiche in termini di rischio. La redditività dell’investimento risulta infatti positiva solo se compensa il livello di rischio cui ci si espone investendo in una data impresa. Solo se i manager riescono a generare una redditività del capitale proprio superiore a quella ottenibile da forme di investimento alternative in termini di rischio, la gestione aziendale può essere giudicata positivamente, legittimando il reinvestimento dei capitali. Un elemento utile per valutare il rendimento corretto per il livello di rischio sopportato è rappresentato dal costo del capitale: esso rappresenta il rendimento che il capitale dovrebbe garantire per compensare il rischio che l’investitore corre. La differenza tra la redditività e il costo del capitale rappresenta, quindi, una misura del valore creato o distrutto dall’impresa. Confrontando infatti i due tassi è possibile determinare se l’azionista dell’impresa ha guadagnato o perso dal suo investimento. La misurazione dell’EVA può avvenire in due modi: EVA = NOPAT – WACC * CI Oppure EVA = (ROC – WACC) * CI Dove: NOPAT = reddito operativo al netto delle imposte WACC = costo medio ponderato del capitale investito CI = capitale netto investito nella gestione operativa ROC = redditività operativa netta del capitale investito netto Dalla lettura delle formule, appare evidente che per generare valore, affinché quindi l’EVA sia positivo, la redditività operativa del capitale investito netto deve essere superiore al costo medio ponderato del capitale; cioè: ROC>WACC = creazione di valore EVA >0 ROC<WACC = distruzione di valore EVA <0 Per il calcolo del WACC si utilizza la seguente formula: WACC = (Rf+ b*P) * E + (C*(1-t)) * D Dove: Rf= rendimento delle attività senza rischio (es. BOT, BTP,..) b= coefficiente di rischiosità relativa dell’azienda P= premio al rischio per attività imprenditoriali E= peso del capitale proprio nella struttura finanziaria dell’impresa C= costo del denaro per l’impresa (1-t)= scudo fiscale calcolato sulla base dell’aliquota marginale dell’imposta D= peso del capitale di debito nella struttura finanziaria dell’impresa Il significato dell’impostazione metodologica dell’EVA consiste nel fatto che l’investimento “azienda” è finanziato con capitale valutato dal mercato quanto il WACC. L’azienda, quindi, genera valore solo se riesce a non consumare inutilmente tale preziosa risorsa ovvero se ottiene un rendimento del capitale superiore al suo costo. La validità dell’EVA consiste nella capacità di giudicare la redditività dell’azienda, commisurandola contemporaneamente alla necessità di capitale e al costo del capitale stesso. In tal modo vengono a essere racchiusi in un sintetico misuratore parametri di tipo reddituale-patrimoniale e finanziario. Adottando l’EVA come indicatore di performance, il management aziendale è incentivato a prendere le decisioni aziendali più appropriate considerando l’impatto che le proprie scelte determinano sulle diverse variabili della creazione di valore. In particolare, l’EVA considera la redditività operativa, il livello degli investimenti ed il peso del circolante, parametrando il giudizio con considerazioni relative alla rischiosità dell’azienda e ai tassi opportunità del mercato finanziario. Si evidenzia, inoltre, come la scelta della struttura finanziaria ottimale, che minimizza il valore del WACC, rappresenti una leva di fondamentale importanza sulla quale poter agire, individuando il mix più conveniente fra ricorso al capitale proprio ed il ricorso all’indebitamento. Fin quando, infatti, il costo dell’indebitamento risulta inferiore al costo dei mezzi propri l’impresa ha interesse ad aumentare il livello dell’indebitamento. Quanto sin qui sommariamente esposto non esaurisce sicuramente la trattazione sul tema, che richiederebbe naturalmente ulteriori e maggiori approfondimenti in particolare per quanto attiene le logiche e le metodologie di calcolo delle singole variabili considerate, ma permette di trarre alcune considerazioni circa i vantaggi derivanti dall’introduzione dell’EVA in azienda; in particolare: - Poter disporre di un indicatore “globale”, un numero solo che dà la direzione, piuttosto che molti numeri insieme; - Fornire un indicatore comprensibile per il management aziendale ai diversi livelli, in quanto esprimibile in valore assoluto anziché in percentuale; - Stimolare un corretto utilizzo delle fonti di finanziamento in investimenti che creino valore, incentivando il disinvestimento di capitale sotto utilizzato e quindi un’allocazione più razionale del budget-investimenti; - Sensibilizzare il management sul concetto di costo del capitale, non solo a titolo di capitale di debito ma anche a titolo di capitale proprio. ![]() |
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